E'
la sua canzone. No, non pensate le medesime cose scontate... Non è
la solita canzone di quel cantante preferito che decidiamo di fare
nostra solo perché ci accompagna in un certo periodo della vita...
né una canzone scritta e composta da lei. Quella canzone è sua
perché la suona un cuore che batte per lei. Solo per lei. Perché è
lei che ha suscitato tutte quelle note. Dolci, soavi, angeliche e
passionalmente serafiche note che si rincorrono affettuose l'una dopo
l'altra. Come un gioco. La ascolta adesso. Adesso come la prima volta
che le è stata suonata. Come quella volta che il suo cuore di
pietra, abituato a non ricevere mai nulla di bello, l'ascoltata per
la prima volta. Quella volta che le è stato detto “Ho scritto una
canzone per te, senti. E' per te”. Non ci poteva credere. Lei che
non ci credeva più. Che non si fidava più. Che anche se non voleva
dirlo, aveva paura di non amare più. Sì. Quella volta si è
commossa. Era così bella. Non poteva fare a meno di vedere quelle
sue dita sul pianoforte. Quello sguardo serio, scuro e concentrato...
E quella bocca, che era la più bella del mondo, sorrideva
innamorata. Lo fissava tra tutti i pensieri che la circondavano e le
dicevano “vedi, oh padrona della nostra nascita, non hai il cuore
di pietra!”. Quasi si meravigliava. Quelle note sapevano proprio di
lei. Parlavano il suo nome. Quasi la dolcezza, avrebbe avuto quel
momento come significato, nel vocabolario. Era lui in tutti quei
gesti, era lei in tutti quei pensieri, ed era la melodia con tutto
quell'amore a creare la dolcezza nel mondo. Sembrava che tutto fosse
fermato lì con la pace dei sensi. Con una nuvoletta rosa che le
pioveva addosso petali rosa per circondarla di...non saprei nemmeno
come descriverla, solo lei la stava provando. Ma si vedeva: stava
provando qualcosa di caldo. Il suo sorriso e quegli occhi lucidi
traspiravano solo una minima parte di come si sentiva. Sì. Era
felice... In pace forse... Trapassata da una luce calda. Chiudete gli
occhi, lasciatevi andare al bene nel mondo, sentitevi felici e solo
allora credo potrete avvicinarvi a immaginare quella sua sensazione
serafica. Lui, con quell'amore veloce sui tasti del pianoforte la
stava tirando a sé. Stava unendo per sempre il suo cuore col suo.
Tentò lei di trattenere. Ma quella melodia, che già all'inizio era
tanto dolce, una volta partita, nel vivo del suo animo era tanto
amorevole quanto avvolgente. Una perfetta stabilità tra i due
elementi. La coinvolgeva, la incantava, la ammaliava. Il suo sguardo
fisso su di lui era come magnetizzato. Era perfettamente estasiata.
Sì. Perfettamente. Era estasiata nel modo più giusto con cui poteva
essere affascinata. Sedotta, coinvolta, fino all'ultimo filamento del
suo corpo. Quelle note che si rincorrevano avevano depredato il suo
cuore. Lui, scegliendole e accostandole insieme come un gioco, aveva
depredato il suo cuore. Era bellissima allora... Ed è bellissima
adesso che la sta riascoltando. Felice.



